La Badia di Morrona, dedicata a Santa Maria e San Benedetto, è uno dei quattro complessi monastici fondati dai conti della Gherardesca di Fucecchio intorno alle Colline Pisane.
Edificata dal Conte Ugone nel 1089, la badia viene affidata ai monaci Benedettini ed inizia fin da subito ad incamerare ingenti beni, proprietà e ricchezze. Ciò si deve anche al prestigio conferitole dal suo istitutore, appartenente ad una delle famiglie più illustri della nobiltà rurale toscana. Le prime notizie certe, relative alla presenza del monastero nel territorio di Terricciola, sono di qualche decennio dopo il Mille.
Il primo abate di cui ci è pervenuta testimonianza si chiama Martino. Sappiamo che è stato designato alla guida del convento nel 1092, con un "atto livellare" nel quale, oltre che trovare la conferma della sua ubicazione in quel di Morrona, si può anche apprendere che l'attuale monastero di Santa Maria è chiamato "Monasterium Radari". Allora l'estensione territoriale dei suoi possedimenti è già talmente vasta che con ogni probabilità vi lavorano insieme ai monaci anche i contadini della zona.
Nel 1109 il Conte Ugo della Gherardesca dona chiesa e monastero all'ordine dei Camaldolesi, riservando per sé e per i suoi eredi i diritti sul patronato del complesso. I possedimenti si ampliano sempre di più e vengono legittimati continuamente da bolle pontificie emesse da Celestino II nel 1121, Innocenzo II nel 1141 ed Eugenio III 1148. Negli ultimi tra questi atti la Badia di Morrona è indicata come uno dei centri posto sotto la giurisdizione del vescovo di Volterra, che riuscirà a sottrarla alle mire di Pisa almeno fino al Trecento.
Ricco e fiorente, il monastero dei Camaldolesi è oggetto del desiderio di tutte le grandi città toscane limitrofe. Nel XIV secolo viene lungamente conteso tra Volterrani, Fiorentini, Pisani e Camaldolesi, che ne reclamano la proprietà in base alla donazione di Ugo della Gherardesca.
Al termine di questo periodo, nel 1284, la badia è definitivamente posta sotto il controllo volterrano grazie ad una vera e propria azione militare. Duecento soldati, guidati da Bartolomeo Soderini occupano il monastero per conto della curia vescovile di Volterra. Solo nel 1870, a seguito dell'Unità d'Italia, il convento verrà espropriato alla chiesa dallo stato. Verrà venduta e si trasformerà in una rinomata azienda vinicola.