Le Tombe a Tholos di Sesto Fiorentino hanno un'indubbia fama a causa del loro pregevole stato di conservazione. Sono inoltre un'importante testimonianza dell'epoca "orientalizzante" etrusca, risalente al VII secolo a.C. e dovuta ai vivaci scambi con i Greci.
L'influenza ellenica sull'arte e sulla cultura della civiltà etrusca è stata svelata in questi anni grazie a numerosi scavi archeologici, riguardanti manufatti, attrezzi da lavoro e, appunto, sepolture. Nel caso delle tombe di Sesto risulta fin da subito evidente l'impiego della stessa tecnica architettonica rintracciabile nei tumuli micenei. Costruite a falsa cupola, le tombe della Mula e della Montagnola, sorprendono anche per la pianta circolare delle camere principali e per le loro insolite dimensioni. La prima misura più di 8 metri di diametro, mentre la seconda cinque. Una simile grandezza, con il tempo, ne avrebbe dovuto minare la stabilità. Invece i due sepolcri sono in piedi ancora oggi.
Gli Etruschi sono arrivati a Sesto e vi hanno costruito le due tombe monumentali intorno al VII secolo a.C. La Tomba a Tholos della Montagnola, scoperta nel 1959, è quella che ricorda meglio il Tesoro di Atreo, capolavoro dell'arte sepolcrale micenea. Soverchiata da un enorme tumulo del diametro di 70 metri, è una tomba a falsa cupola con un lungo corridoio, detto "dromos", che conduce alla sala funeraria. I materiali ritrovati al suo interno, olle e resti di tessuti ed oggetti di ferro, hanno suggerito agli studiosi che gli Etruschi svolgessero un'intensa attività legata agli scambi commerciali. Vi sono stati trovati, infatti, anche numerosi oggetti di provenienza "esotica", lavorati in avorio ed osso. L'assenza di suppellettili e arredi di origine greca è stata spiegata con i numerosi saccheggi che la Montagnola ha subito nel corso del tempo.
L'altra tomba, quella della Mula, sorge sotto la villa Garbi Pecchioli ed è dato per appurato che sia stata portata alla luce già a partire dal 1481, come si evince da una data incisa al suo interno. Purtroppo la sua struttura risulta fortemente alterata da un pozzetto per la luce, aperto quando il monumento funebre è stato adibito a cantina dai padroni della villa. Pur essendo certo che si tratti di una tomba appartenuta ad un'illustre famiglia etrusca, non presenta nessun tipo di corredo. Deve essere stata depredata di tutti i sui beni nel corso degli ultimi secoli.