Il comune di Sestino, insieme a quello di Badia Tedalda, è l'unico comune toscano del Montefeltro. Situato in provincia di Arezzo, ad un'altitudine di 458 metri s.l.m., è ricco di centri rurali come San Donato, Monteromano, Petrella e Monterone, all'interno del quale centro si può visitare la pieve di San Pancrazio.
Originariamente Sestino è un "oppidum", un grande borgo fortificato romano. Le testimonianze di quest'epoca sono rintracciabili in numerosi reperti esposti nel suo antiquarium nazionale. Vi sono ritrovamenti che vanno dal IX secolo a.C. al IV secolo d.C., quali statue in marmo ed in pietra e i resti di un tempietto funebre risalente all'epoca postaugustea. Sestino, sotto i Romani, è stata anche la base difensiva del valico tra Romagna e Toscana, all'epoca delle Guerre Puniche. Con la caduta dell'Impero entra a far parte dell'Esarcato bizantino.
Un documento imperiale di Ottone I del 962 attesta la concessione di Sestino ed i suoi territori alla famiglia dei Carpegna. Inserito nella diocesi di Montefeltro, dopo il Mille, Sestino diventa progressivamente un dominio diretto della Chiesa, sancito definitivamente nel XIII secolo con la concessione in vicariato a Dadeo da Casteldelci, antenato di Uguccione della Faggiola fedele al papato. La sua dinastia governeròà il borgo fino al 1371, sostituita poi da quella dei Malatesta.
Nel XV secolo il borgo viene preso da Federico da Montefeltro ed entra far parte del Ducato di Urbino. L'influenza nell'area del Papa torna però a farsi sentire. Nel 1516, per volontà di Leone X, figlio di Lorenzo il Magnifico, si insedia alla guida del ducato un Medici, anche lui chiamato Lorenzo. Ne segue un'acerrima lotta tra questo e Francesco Maria della Rovere, il precedente duca, che si conclude con la vittoria delle milizie fiorentine e l'annessione di Sestino al Granducato di Toscana, nel 1520. Di questo stato segue le sorti, in qualità di sede di podesteria e vicariato, fino all'annessione al Regno d'Italia del 1860.