Badia di San Salvatore a Settimo

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Badia di San Salvatore a Settimo

Badia di San Salvatore a Settimo

La Badia di San Salvatore a Settimo è considerata una delle testimonianze storiche più importanti del comune di Scandicci, anche in virtù della sua datazione, che la fa risalire al X secolo. È stata recentemente restaurata dopo i gravi danni subiti durante l'ultimo conflitto mondiale.

L'esistenza del complesso monastico è documentata fin dal 988. In quel periodo la Badia di San Salvatore a Settimo è anche il nucleo centrale dell'amministrazione del territorio e della vita pubblica. Si devono infatti ai monaci le opere di bonifica della piana alluvionale dell'Arno, che hanno fatto si che nei dintorni dell'abbazia sorgessero i primi insediamenti rurali, dai quali poi si è sviluppato l'odierno comune di Scandicci.
Nei primi anni dell'XI secolo l'abbazia risulta essere un patronato dei Cadolingi, feudatari del Valdarno Inferiore di origine pistoiese. Già nel 1004, comunque, la proprietà del complesso viene affidata ai Benedettini Cluniacensi. Più tardi, nel 1060, l'ordine aderisce alla riforma vallombrosana del benedettino dissidente Giovanni Gualberto. Nel 1157 viene anche edificata una cappella di San Quintino Martire, nella quale vengono tradotte le reliquie legate alla vita del santo.
A partire dal 1236, la Badia diviene proprietà, dei Cistercensi di San Galgano, che la occuperanno fino al 1732. A loro si deve la fortificazione del complesso, in un'epoca come quella del XIV secolo, contraddistinta da un capillare processo di "incastellamento" di borghi, pievi e monasteri che coinvolge l'intera area del fiorentino. L'architettura difensiva trecentesca della Badia è ancora oggi piuttosto visibile. Nel corso degli anni, tuttavia, la struttura si arricchisce anche di opere pregiate, come gli affreschi del Buffalmacco nella cappella di San Iacopo (1315), le opere di Domenico Ghirlandaio e la "Deposizione dalla Croce" di Francesco Botticini, che hanno agito nel XV secolo. Nella prima metà del XVII secolo Giovanni da San Giovanni affresca la cappella di San Quintino.
Del complesso fa parte anche la chiesa dei Santi Salvatore e Lorenzo, di origini romaniche ma molto rimaneggiata dai Cistercensi tra il XIII ed il XVIII secolo. Lo si può vedere dal rosone sulla facciata, tipico proprio delle costruzioni realizzate da quest'ordine monastico. Al suo interno ospita un "Martirio di San Lorenzo", realizzato nel 1574 da Domenico Buti, due medaglioni del Ghirlandaio, risalenti a fine Quattrocento, e un tabernacolo di Giuliano da Maiano. È nella chiesa Santi Salvatore e Lorenzo che si trovano la cappella di San Quintino e quella di San Iacopo.

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