Il comune di Santa Luce si possono visitare la chiesa di San Bartolomeo, il palazzo dei Conti Finocchieti e la villa della famiglia Tetti del XVII secolo. Il centro si trova in provincia di Pisa, ad un'altitudine di 200 m s.l.m. ed ha una popolazione di circa 1500 abitanti.
L‘origine del borgo è quasi sicuramente medievale, sebbene nella vicina pieve di Santa Lucia siano presenti resti di un edificio più antico. Lo stesso toponimo del capoluogo dovrebbe derivare dal latino medievale "Sancta Lucam" o dal nome stesso della pieve. La chiesa lascia sue notizie fin dal 1046, un periodo durante il quale risulta essere collegata al plebato di Sant'Angelo. Solo a fine XV secolo ottiene la possibilità di disporre di un fonte battesimale proprio e di rompere perciò i suoi legami con l'altro piviere.
Ancora oggi Santa Luce conserva la sua fisionomia di borgo fortificato, che agli albori della sua nascita è un possedimento dei conti Cadolingi di Fucecchio. Più tardi, nel 1135, a seguito di una luna diatriba tra questi, i nobili Upezzinghi e il vescovo di Pisa, parte del territorio di Santa Luce viene incorporato nelle proprietà dell'Arcivescovado della città della torre. Trascorrerà i secoli successivi sotto l'influenza di Pisa sino all'inizio del Quattrocento.
Nel 1406 anche Santa Luce fa parte del grande numero di borghi e "comunitas" del pisano che si sottomettono ai Fiorentini intuendo l'ormai inesorabile declino di Pisa. Le condizioni dell'occupazione gigliata non sono comunque particolarmente pesanti per gli abitanti della città, il cui unico obbligo è inviare ogni anno a Firenze un gigantesco cero, per la festa di San Giovanni. Nonostante ciò, nel 1496, Santa Luce segue Pisa nella sua rivolta contro Firenze. Una volta ripreso il controllo del castello, i Fiorentini decidono perciò di raderlo al suolo.
Il periodo granducale vede Santa Lucia coinvolta nel riordino amministrativo del 1776. L'economia locale, nel frattempo, si consolida intorno alle pratiche dell'agricoltura e dell'allevamento. Quasi all'unanimità, il Plebiscito del 1860 decreta l'ingresso del paese nel Regno d'Italia. Si sviluppa in questo periodo anche l'attività estrattiva legata alle cave d'alabastro lungo il fiume Marmolaio. La chiusura di alcune di queste cave, nel 1907, darà il via ad una lunga serie di proteste operaie, che fanno da prologo alla nascita del movimento di resistenza locale, che si impegnerà sul fronte dell'occupazione nazifascista.