Abbazia di Vallombrosa

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Abbazia di Vallombrosa

Abbazia di VallombrosaLa storia di Reggello è legata a quella dell'abbazia di Vallombrosa, importante complesso monastico, fondato da San Giovanni Gualberto de' Visdomini, che sorge nelle sue vicinanze. Le origini della congregazione dei Vallombrosiani sono addirittura ancor più antiche di quelle della città.

Giovanni de' Guisdomini dà vita all'ordine dei Vallombrosiani all'incirca nel 1015, dopo aver abbandonato insieme ad altri compagni il convento benedettino di San Miniato, in seguito a contrasti con l'abate. Insieme ad altri eremiti incontrati a Vallombrosa dà vita ad una nuova congregazione fondata su ideali derivanti dalla sua precedente esperienza: vita comunitaria, povertà, preghiera, ospitalità e lavoro. Particolare è l'istituzione della figura dei "conversi", un gruppo di frati cui spetta il compito di intrattenere relazioni con l'esterno, in modo da permettere agli altri di continuare il loro eremitaggio.
Ben presto il convento vallombrosano di Santa Maria inizia a beneficiare di lasciti e donazioni, arricchendo notevolmente il proprio patrimonio. Acquisisce parte dei possedimenti del Monastero di Sant'Ilario al Fiano e, nel 1103, riceve dai conti Guerra metà del castello di Magnale e Pagiano ed i territori connessi. Ben presto il cenobio di Vallombrosa va a configurarsi come un'autentica signoria rurale, il cui potere è ulteriormente accresciuto da una bolla del 1255, nella quale Alessandro IV concede ai frati anche la Badia di Sant'Ellero e tutti i suoi beni.
Pur annesso a Firenze, nel 1280, il monastero conserva una certa autonomia e uno statuto proprio. Dal XIII secolo l'abate di Vallombrosa si fregia anche del titolo di conte di Magnale, con il compito di nominare un suo vicario che amministri la giustizia all'interno della giurisdizione del monastero. Al 1377 i possedimenti dei Vallombrosani comprendono più di sessanta unità di poderi e appezzamenti e all'interno del convento ha preso forma una vera e propria comunità che supera il numero di 120 persone. Il monastero ha ormai una sua vera e propria vita aziendale, basata sul commercio di legname e sull'allevamento.
Nel XVI secolo il convento di vallombrosa, ricco e potente, attira l'interesse delle truppe spagnole, durante la loro discesa in Toscana. Occupato dalle truppe di Carlo V, nel 1530, viene gravemente danneggiato. Le rendite economiche vengono invece messe in crisi dall'odiato abate Giovanni Maria Canigiani di Firenze, che per dimettersi dal suo incarico pretende ed ottiene una ricchissima pensione. Per pagarla occorrono quasi la metà dei guadagni della congregazione. Nella seconda metà del Cinquecento, l'abbazia riprende comunque a prosperare e viene anche restaurata.
Soppressa in età napoleonica, quando l'imperatore francese avvia la sua lotta alle confraternite religiose, la congregazione dei Vallombrosiani riconquista i suoi possedimenti nel 1818. Successivamente, dopo l'Unità d'Italia, viene disposta una seconda abolizione di tutti gli ordini. Nel 1866 i frati sono costretti nuovamente ad abbandonare il complesso. Vi faranno rientro solo nel 1949 e riacquisiranno la zona forestale, inverdita da ingenti opere di rimboscamento, a partire dal 1963.
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