L'isola di Montecristo

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L'isola di Montecristo

L'isola di MontecristoL'isola di Montecristo fa parte dell'Arcipelago Toscano e del comprensorio del comune di Portoferraio ed è una riserva naturale. Si sviluppa lungo 16 km di costa con un unico approdo, quello di Cala Maestra. Avvolta da un manto di foschia per quasi tutto l'anno, questa isola è stata resa leggendaria da un celebre romanzo di Alexandre Dumas.

L'isola ha una struttura granitica e una costa molto frastagliata, con lunghi tratti di scogliera a picco. Come tutte le isole dell'Arcipelago Toscano, è punto di approdo di numerose specie di uccelli migratori ed ospita esemplari di rapaci e gabbiani. Il mare intorno all'isola, riserva naturale marina nel raggio di tre miglia, è popolato da tonni e foche.
I primi a mettere piede sull'isola furono probabilmente gli uomini di Neanderthal, ma nonostante ciò una vera e propria presenza umana stabile si è avuta solo all'epoca degli Etruschi, che la frequentavano per approvvigionarsi di legname da usare nelle loro fucine. Fenici, Cartaginesi e Liguri la usavano come scalo temporaneo durante la navigazione, mentre i Romani la visitavano per fare incetta di granito. La natura impervia e inospitale e le difficoltà a trovare un approdo scoraggiarono comunque insediamenti stanziali. I Greci furono i primi a dare un nome all'isola, battezzandola "Ocrasia".
Nel 445 d.C. l'isola divenne il rifugio di San Mamiliano, vescovo di Palermo in fuga dalla persecuzione di Genserico, re dei Vandali. La leggenda vuole che il santo sconfisse il drago che abitava l'isola consacrandola al cristianesimo e cambiando il suo nome da "Montegiove" (così la chiamavano i Romani) a "Montecristo". I seguaci di Mamiliano frequentarono l'isola da eremiti. Quando Papa Gregorio I li ordinò benedettini, intorno al Seicento, costruirono un monastero. Nel XIII secolo l'autorità del monastero di Montecristo si era allargata a buona parte della Toscana, della Sardegna e della Corsica. L'isola, però, divenne ben presto meta delle razzie dei pirati e il monastero decadde. Si dice che il pirata turco Dragut riuscì a trafugare il tesoro dei benedettini nel 1553, mentre altri sostengono che sia ancora nascosto in qualche anfratto dell'isola.
Nel 1860 l'isola fu annessa al Regno d'Italia e nel 1889 venne affidata al marchese Ginori, che la trasformò in una riserva di caccia e ristrutturò la villa che era stata costruita tempo prima sulla Cala Maestra. Nel 1971 l'isola tornò nelle mani dello stato nell'ambito del programma di conservazione delle riserve naturali e attualmente fa parte del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano. Da allora l'isola è una riserva sia terrestre che marina ed è inaccessibile per semplici turisti. Si può visitare solo prenotando una delle escursioni organizzate dal Corpo Forestale di Follonica o alcune gite appositamente organizzate d'estate dall'Isola del Giglio.
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