Isola di Giannutri

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Isola di Giannutri

Isola di Giannutri

L'isola di Giannutri è la più meridionale dell'arcipelago toscano e fa parte del comune dell'Isola del Giglio. È situata a 14 km a sud-est del Giglio e 14 km a sud dell'Argentario. A forma di mezzaluna, presenta un terreno calcareo e coste frastagliate e rocciose, lungo le quali si aprono numerose grotte.

Anticamente chiamata "Artemisia" dai Greci e "Dianium" dai Romani, nel III e II secolo a.C. fu un'importante snodo commerciale. Alcuni rinvenimenti archeologici hanno comunque suggerito che l'isola fosse abitata anche nel neolitico e nell'Età del Bronzo. Così come avvenne per l'isola del Giglio, Giannutri fu posseduta e governata alla famiglia degli Enobarbi. La loro presenza su quel territorio è oggi testimoniata da ciò che rimane della villa del I-II secolo d.C. che fecero costruire. Con i suoi antichi nomi, troviamo l'isola citata in Plinio il Vecchio e negli scritti del geografo romano Pomponio Mela.
Nel III secolo d.C. Giannutri fu abbandonata, per motivi ancora sconosciuti. Si ipotizza che un sisma abbia danneggiato tutte le abitazioni. Più stravagante è la teoria del poeta Rutilio Namazio, che nel V secolo narrò di un'invasione di topi che aveva messo in fuga gli abitanti dell'isola. La ricomparsa di Giannutri negli annali avviene nel IX secolo, con la donazione dell'isola all'Abbazia delle Tre Fontane da parte di Carlo Magno, altro episodio che accomuna la storia di Giannutri con quella del Giglio.
Dopo numerosi passaggi di proprietà nell'arco del Medioevo, Giannutri fu presa dalla Spagna a seguito dell'occupazione di Siena, che ne aveva allora la potestà, da parte del sovrano iberico Carlo V. L'isola, considerata a quell'epoca un nascondiglio per pirati, rimase sotto il dominio della corona spagnola fino al 1735, quando fu invasa dai tedeschi e successivamente ceduta, con un trattato, a Carlo di Borbone. Fu poi incorporata, nel 1801, nel Regno d'Etruria voluto da Napoleone, ma tornò al Granducato di Toscana dopo la caduta dell'imperatore francese. Bisognò attendere un regio decreto del 1865, dopo l'Unità d'Italia, perché potesse essere definitivamente annessa al Comune del Giglio. Oggi l'isola è un patrimonio del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano.
I resti della villa dei Domizi Enobarbi rappresentano un sito archeologico di notevole importanza e la principale attrazione non naturalistica di Giannutri. Strutturalmente si tratta di una villa di "otium", ovvero concepita come casa per le vacanze, isolata e in una zona poco frequentata, nella quale gli Enobarbi si rifugiavano per riposarsi dai loro impegni nella capitale. Dai bolli ancora visibili su alcuni mattoni si può intuire che fu sottoposta a lavoro di ristrutturazione intorno al I secolo d.C., mentre altri reperti ci indicano che fu frequentata almeno fino al IV secolo.
La necropoli venuta alla luce in prossimità della villa ha suggerito agli studiosi che una folta comunità di schiavi o liberti abbia popolato le vicinanze. Dal V secolo in poi servì come rifugio di fortuna per coloro che fuggivano dalle invasioni barbariche, fino a divenire completamente disabitata. Si presenta con un atrio decorato da un mosaico, a testimonianza del suo status di villa di lusso e dalle prime ricostruzioni si è ipotizzato che possa aver avuto una terrazza che dava sul mare e numerosi ambienti tra i quali un "calidarium", una stanza le cui pareti erano attraversate da tubi che facevano scorrere l'aria calda.

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