Il comune di Firenzuola, la "città della pietra", si trova in provincia di Firenze. Sorge su di un rilievo collinare, ad un'altitudine di 422 metri s.l.m. ed ha una popolazione di 4.700 abitanti.
Firenzuola venne edificata per difendere la Repubblica Fiorentina dall'avanzata degli Ubaldini, nel 1306. L'inizio vero e proprio della costruzione avvenne solo nel 1332, con un avamposto lungo la strada verso nord che doveva proteggere Firenze dalle incursioni di banditi e gruppi militari organizzati, sospettati di godere della complicità degli Ubaldini, potenti feudatari dell'Impero residenti nelle Alpi Apuane. Il castello venne completato solamente nel 1410, sotto la direzione di Antonio sa Sangallo, quando gli Ubaldini erano stati già piegati.
Firenzuola è stato anche il teatro di incontro delle delegazioni spagnole e asburgiche che decisero di consegnare il Granducato della Toscana alla casata austriaca dei Lorena. L'incontro avvenne nel 1736 presso la "Locanda della Scala", nel pieno centro storico della "piccola Firenze".
L'economia della cittadella, inizialmente basata sull'agricoltura, si è sviluppata intorno all'estrazione della pietra serena, un particolare tipo di materiale simile a quello utilizzato dal Brunelleschi e da Michelangelo. Gli edifici religiosi e civili disseminati lungo il territorio circostante a Firenzuola sono tutti costruiti con la sua pietra serena. Ne sono esempi la Pieve di Cornacchiaia, edificio a pianta romanica intitolato a San Giovanni Battista, e l'abbazia di Moscheta, risalente al 1034 ma ricostruita più volte. Anche le case coloniche rurali e le abitazioni montane lungo i percorsi naturalistici sono costruite con questo materiale.
Per conservare la storia della lavorazione della pietra è stato allestito, nei sotterranei della Rocca, il Museo della Pietra Serena. Inaugurato nel 2002, ha il suo ingresso presso il fossato della rocca, riportato alla luce e restaurato per l'occasione. L'itinerario museale si sposta anche all'aperto, a cinque chilometri da Firenzuola, dove si può visitare la cava della Bagnatoia. Inattiva da trent'anni, l'ex cava è un importante testimone del passaggio fra due differenti tecnologie di estrazione: quella tradizionalmente manuale, con mazzuolo e punte, e quella meccanica, con gli esplosivi. Proprio l'avvento di queste nuove tecniche causò la chiusura dello scavo, troppo vicino a centri abitati, a favore di siti più isolati, nei quali l'impiego delle cariche non avrebbe potuto creare disagi e pericoli per la popolazione.