Rocca di Civitella

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Rocca di Civitella

Rocca di CivitellaI resti della Rocca di Civitella in Val di Chiana si erigono al di sopra del capoluogo, un tempo borgo fortificato. Il castello è posizionato su uno dei più elevati colli posti fra la Val d'Ambra e la Val di Chiana. Rappresenta uno dei meglio conservati tra i fortilizi longobardi sorti nell'area tra il VI ed il VII secolo. Il borgo sottostante, inoltre, preserva gran pare delle antiche mura costruite con lo scopo di proteggere i primi abitati sviluppatisi intorno alla fortezza.

La realizzazione dell'imponente struttura si è dilatata nel tempo fino ad assumere una fisionomia definitiva intorno al XIII secolo. Inizialmente lo si conosce come postazione longobarda, originaria dell'Alto medioevo e collocata su di un preesistente insediamento romano. La sua funzione principale è quella di controllare una vasta porzione di territorio sia della Val d'Ambra che della Val di Chiana e le comunicazioni che attraversano le due vallate. Si pensa che il palazzo che someggia la struttura possa essere stato costruito all'incirca nel XII secolo.
Nel 1248 la Rocca di Civitella viene prescelta come residenza del vescovo di Arezzo Guglielmino degli Ubertini (vissuto fino all'89), capo della fazione guelfa di Arezzo. Il castello diventa così il fulcro delle operazioni antighibelline nell'aretino, fino all'assalto del 1265, in cui viene distrutto dai guelfi. Il vescovo esce alla fine vincitore del conflitto e, rientrato trionfalmente ad Arezzo, provvede subito ad ordina i lavori di ricostruzione della rocca, nel 1272, che cadrà poi in mano ai Fiorentini nel Trecento.
Nel XIV secolo il castello si presenta con un doppio ingresso, uno che dà all'interno del borgo fortificato, l'altro collegato al mastio, il torrione principale, tramite una galleria. Vi è spazio all'interno delle mura anche per la residenza della guarnigione del vescovo e per numerose torri difensive. Purtroppo il complesso, sebbene ancora visibile nella sua strutura, ha subito irreparabili danneggiamenti durante le rappresaglie dei nazifascisti, nel 1944.
Piuttosto ben conservata è invece la cinta muraria, l'opera più imponente tra quelle volute dal vescovo Guglielmino di Arezzo durante i lavori di rifortificazione del 1272. Ancora oggi sono distinguibili alcuni dei baluardi, torri quadrate poste a sorveglianza della cinta muraria, che secondo le previsioni avrebbe dovuto difendere la città che era sorta intorno al castello. Una seconda cerchia di mura divide poi la rocca dall'abitato.
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