Il marmo di Carrara

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Il marmo di Carrara

Il marmo di CarraraL'estrazione del marmo, nel territorio di Carrara, è una pratica dalle lontanissime origini. Oggi sono tre i principali giacimenti che vengono sfruttati: Colonnata (dove si produce anche il pregiatissimo lardo di Colonnata), Fantiscritti e Ravaccione. La visita alle cave di Carrara è possibile e non richiede alcun permesso particolare.

Sembra che già durante l'Età del Rame il marmo venisse utilizzato per fabbricare oggetti di vario utilizzo e monili per i corredi tombali dei primi abitanti delle Alpi Apuane. Quello che è certo, invece, è che si deve ai Romani lo sviluppo su grande scala dell'attività estrattiva, abbinata alla nascita dell'importante scalo marittimo di Luni. Dal 177 a.C. in poi, salpano da questo porto le prime navi che diffondono il marmo carrarese per tutti i principali centri commerciali del Mediterraneo. Questo tipo di materia è da subito considerato un bene di lusso destinato ad arricchire le ville aristocratiche in tutte le fogge, dalle statue alle colonne, dai rivestimenti agli arredi.
Fin dagli albori dell'escavazione la manodopera impiegata è stata sempre altamente specializzata, in grado di estrarre la pietra secondo dettagliate pianificazioni. Tra le varie figure addette alle operazioni vi sono i "caesores", che si occupano del distacco dei blocchi, i "quadratarii", impegnati nella sagomatura, ed i "maquinarii", che si occupano del trasporto del materiale attraverso le "lizze", i robusti carri dalle ruote di legno pieno ferrato.
Dopo il V secolo d.C., a causa delle invasioni barbariche, l'attività estrattiva subisce un periodo di decadenza, per riprendersi intorno all'anno Mille. Con la diffusione del cristianesimo e la conseguente proliferazione di edifici sacri, il marmo diventa uno dei materiali privilegiati per le architetture gotiche e romaniche. Ciò si deve soprattutto all'arrivo dei "maestri comacini", un gruppo di architetti che farà del marmo carrarese uno degli elementi cardine dei duomi e delle chiese di Pisa, Firenze, Orvieto, Genova e Lucca. Tra questi spiccano Giovanni e Nicola Pisano, di cui si ricorda soprattutto il pulpito nel Battistero di Pisa.
Anche Dante Alighieri celebrerà in un canto della Divina Commedia lo splendore del marmo di Carrara. Un altro geniale artista, Michelangelo Bonarroti, lo sceglierà, recandosi direttamente alle cave e selezionando di persona i blocchi, per confezionare alcune delle sue più celebri composizioni scultoree. L'epopea del Rinascimento fiorentino è legata indissolubilmente a questo prezioso materiale, la cui superficie liscia ben si adatta alla spasmodica ricerca anatomica perpetrata dagli scultori del Cinquecento. Altri grandi artisti che si riforniranno nel corso degli anni dal capoluogo toscano saranno Francesco Messina, Mario Sironi, Bartolomeo Ordones, Arturo Martini, Luoise Bourgeois, Henry Moore, Arturo Dazzi e Carlo Sergio.
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