Capalbio Toscana

- guida alla città di Capalbio ed informazioni per il turismo e le vacanze a Capalbio

Capalbio

Guide ed informazioni per le vacanze ed il turismo

Capalbio Toscana

Il comune di Capalbio si trova in provincia di Grosseto, sulla costa, ed ha una popolazione di circa 4000 abitanti. A Capalbio si possono ammirare la pieve di San Nicola, del XII secolo, la Torre Aldobrandesca e il Palazzo Collacchioni. Gli amanti della natura possono visitare importanti oasi naturali.

L'origine dei primi insediamenti umani, nell'area di Cosa (l'antico nome di Ansedonia) e Capalbio si fanno risalire agli Etruschi, prima di lasciare il posto all'era latifondista inaugurata dai Romani, che impiantano nel territorio fattorie e ville. Dopo la caduta dell'Impero, i Longobardi prima e i Franchi poi hanno utilizzato le terre di Capalbio soprattutto come pascoli, presidiandole fondando borghi e piccole fortezze.
In epoca medievale il territorio di Capalbio si presenta come una distesa di acquitrini e zone palustri, malsane ed invivibili, sulle quali affermano la loro signoria le potenti famiglie feudatarie del dopo Mille e, tra il XII ed il XIII secolo, la Repubblica Senese. I pochi abitanti che dimoravano all'interno dei castelli combattono tutti i giorni con epidemie di malaria, colera, tifo e peste. Nonostante ciò, grazie a Siena Capalbio riesce a sviluppare attività produttive e commerciali che garantiscono la sopravvivenza economica del borgo e dei suoi abitanti.
Il risanamento del territorio rimane sempre il problema più grave. Con l'avvento dei Medici, che avevano esteso i domini del loro Granducato inglobando tutta la Repubblica di Siena, vengono piantate in Maremma pinete e boschvi, nella speranza di recuperare il territorio e migliorare le condizioni ambientali. Intorno al Seicento, superata l'occupazione spagnola del 1555, Capalbio vive un periodo di prosperità, durato però e declinare presto.
Dal 1737 sul trono della Toscana siedono gli Asburgo-Lorena, un ramo del casato imperiale, cui si devono le opere di miglioramento e riorganizzazione più efficaci. Sollecitato dalla catastrofica relazione del padre gesuita Ximenes, il Granduca finanzia una lunga serie di opere di bonifica, che proseguirà anche ben oltre l'annessione della Maremma al Regno d'Italia, che avviene nel 1859.
In epoca post risorgimentale si sviluppa nell'area il fenomeno del banditismo, influenzato dalle condizioni di arretratezza della campagna, dominata dalle grandi signorie latifondiste dei Ricasoli, dei Ponticelli, dei Vivarelli Colonna e dei Collacchioni, che possiedono anche il castello di Capalbio. Figura leggendaria di quest'epoca è il bandito Tiburzi, molto amato dai ceti poveri della Capalbio rurale. Il progressivo impoverimento dell'agricoltura costringe i Collacchioni e le altre famiglie ad abbandonare il territorio, rilevato da società agricole. Un nuovo sviluppo inizia nel 1951, grazie alla fondazione dell'Ente Maremma.

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