Rocca di Cerbaia

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Rocca di Cerbaia

Rocca di Cerbaia

Posta su di un rilievo montuoso della Val di Bisenzio, la Rocca di Cerbaia è stata acquisita nel 2004 dal comune di Cantagallo ed inserita nell'ambito di un progetto di recupero di questa antica costruzione. Il suo stesso nome "Cerbaia", infatti, denota la presenza di boschi intatti e selvaggi, abitati da cervi ed altri animali.

La costruzione della rocca risale al XII secolo, nell'ambito della politica espansionistica di Federico Barbarossa, che ne concede l'utilizzo ai suoi fedelissimi feudatari, i conti Alberti. Compito del presidio militare è pattugliare la strada che comunica con la Lombardia, dove si svolgono le principali operazioni militari dell'Impero, volte all'assoggettamento dei comuni del lombardo-veneto.
Negli anni successivi vi si istallano i conti Rabbiosi e ne fanno uno dei loro centri di potere nel corso delle loro battaglie per imporre la propria autorità su Prato, con le quali contribuiscono all progressiva decadenza del dominio degli Alberti e del loro sistema feudale nella Val di Bisenzio. L'ultimo conte di Cerbaia, Niccolò d'Aghinolfo, vende la fortezza alla Repubblica Fiorentina, che ne progetta lo smantellamento. Ripristinata agli inizi del Cinquecento per volontà del potestà di Prato, preoccupato per l'arrivo delle truppe spagnole, la Rocca di Cerbaia viene poi acquisita nel XVII secolo dai Novellucci e nell'Ottocento successivo dagli Edlmann.
Sebbene abbia subito un lento processo di degrado, la Rocca di Cerbaia conserva ancora molte parti della sua struttura: resti delle mura inferiori, il portale, la cisterna per l'acqua piovana e alcune mura dei suoi antichi edifici interni, tra i quali è riconoscibile una cappella. Vi sono anche i ruderi del mastio centrale, che secondo gli esperti presenta un'architettura analoga a quella delle torri del Castello dell'Imperatore di Prato, sebbene la sua fabbricazione sia antecedente alla fortezza della città.
Alla rocca è legata anche una leggenda del quale è protagonista un giovane Dante Alighieri. Il futuro sommo poeta, nel 1285, avrebbe bussato alle porte del castello per chiedere ospitalità. Vedendosi rifiutato, è costretto a trascorrere la notte in una capanna per pastori. Da qui deriverebbe l'astio di Dante per i conti Alberti, cui riserva parole di fuoco nella sua Divina Commedia.

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