Il Teatro Francesco di Bartolo

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Il Teatro Francesco di Bartolo

Il Teatro Francesco di Bartolo

II Teatro Francesco di Bartolo viene realizzato nel 1842 ed inaugurato nel 1843, nell'epoca in cui si consolidano i movimenti artistici e letterari del piccolo centro, già molto vivacizzato dal fiorire di numerosi movimenti legati alla cultura popolare butese.

La costruzione del teatro si deve agli "Accademici Riuniti", un'associazione formata da esponenti delle famiglie più illustri della città, che si propone fin da subito di arricchire il centro con un luogo che sia in grado di ospitare spettacoli, feste da ballo, concerti e conferenze. Il nome viene scelto per ricordare Francesco di Bartolo, poeta butese del Quattrocento, salito agli altari della storia della letteratura come primo autore di un commento sulla Divina Commedia di Dante Alighieri.
Il teatro è progettato con lo stile accademico dell'epoca. Presenta una pianta a "ferro di cavallo", platea, palco e due file di palchetti. Questi ultimi, almeno per quello che riguarda il XIX secolo, fungono da vera e propria vetrina dell'aristocrazia locale. Ogni famiglia nobile ne acquisisce uno, mentre l'ingresso al popolo è severamente vietato. Indubbiamente, come accade spesso per questo tipo di edifici ottocenteschi, il punto di riferimento di coloro che hanno concepito e realizzato il Teatro Francesco di Bartolo è la celebre Scala di Milano.
Originariamente il sipario, oggi non più esistente, era abbellito da un dipinto di Annibale Mariannini che raffigurava l'eroina Paola da Buti nell'atto di calpestare la bandiera fiorentina e liberare la città dall'oppressione dei gigliati. Anche il lampadario di vetro di Murano sembra essere andato perduto. Il teatro, infatti, vive nel Novecento una fase di declino che culmina con il suo riadattamento a cinematografo, nel secondo dopoguerra, e la chiusura, avvenuta nel 1971.
Nel 1987, viene ripristinato e riaperto al pubblico, riqualificandosi immediatamente come uno dei principali punti di riferimento del panorama teatrale italiano. Oltre che ospitare una stagione convenzionale, il luogo apre i suoi spazi anche al teatro popolare ed ai laboratori di ricerca e sperimentazione del teatro alternativo. Inoltre, in omaggio ad un'antica tradizione della città, viene rinnovata ogni anno la rassegna dedicata al "Maggio", l'arte di recitare poesie cantando che a Buti è stata preservata con caparbietà dai cambiamenti socio-culturali che si sono succeduti nel pisano ed in Italia.

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