Centro alle pendici dei Monti Pisani, Buti può contare su di una popolazione di 5000 abitanti. Storicamente si attribuisce la nascita della città agli antichi Romani, sebbene numerose devastazioni avvenute nel corso del Medioevo abbiano cancellato ogni traccia della presenza di questo popolo nel territorio.
Il centro storico della città è sormontato da Castel Tonini, sorto nel XV secolo. Al suo interno vi sono numerosi palazzi signorili del XVI e XVII secolo. Sempre nella città si possono visitare la chiesa romanica di San Francesco e il Teatro Francesco di Bartolo, costruito nell'Ottocento secondo lo stile dei teatri accademici dell'epoca. Seguendo la "via dei Molini", invece, si può giungere alla chiesa dell'Assunzione.
Storicamente, le prime notizie riguardanti il territorio di Buti risalgono all'incirca all'anno Mille, quando il borgo si presenta all'interno di un sistema ricco di fortificazioni. Tra queste si ricordano i castelli di Panicale, Farneta, Santo Stefano in Cintoia, Nocco, San Giorgio, Sant'Agata e Castel Tonini. Non tutti, ovviamente, sono giunti intatti ai nostri giorni, ma alcuni sono ancora ben conservati. Parte di queste proprietà, nel 960, vengono cedute come feudo dal vescovo di Pisa a Giovanni detto Belizio, un nobile di origine longobarda.
Nel Medioevo il centro si distingue soprattutto per la sua produzione di vino. Pur essendo anche oggi ben visibile nella sua struttura medievale, il borgo ha subito numerose volte distruzioni, incendi e occupazioni. Prima è stato coinvolto nelle feroci contese tra Pisa e Lucca. Successivamente ha subito incursioni da parte dei Fiorentini, che dal Cinquecento in poi danno il via ad una serie di manovre militari che porteranno le più illustri città toscana (Siena e Pisa comprese) ad assoggettarsi al Granducato di Toscana.
Nel XVI secolo, Buti vive comunque una fase di sviluppo, dovuta all'afflusso di immigrati dal Frignano e dalla Garfagnana, che vanno a dar manforte all'economia agricola locale. Sotto l'egida del Granducato, alla produzione vinicola si affiancano anche quella dell'olio e del legname da castagno, visto che tra coloro che affluiscono nel borgo in cerca di fortuna vi sono numerosi boscaioli.
Centro dall'incredibile vivacità culturale, Buti ha dato vita a numerosi circoli ricreativi, manifestazioni, conservando e divulgando la propria cultura popolare e salvaguardando il dialetto locale. Questo anche e soprattutto grazie ai "Maggi", poemi cantati dei poeti butesi, che hanno riproposto dall'Ottocento in poi storie e leggende legate alla città ed alla sua fondazione. A queste attività si affianca dal XIX secolo, con la costruzione del teatro, una ricca stagione teatrale.