Il comune di Arcidosso, in provincia di Grosseto, ha alle spalle una storia ultramillenaria, testimoniata dal Castello Aldobrandesco, costruito prima dell'anno Mille. Posto ad una altitudine di 679 metri s.l.m., ha una popolazione di circa 4000 abitanti.
Il borgo di Arcidosso è già citato nell'860 negli atti riguardanti le proprietà dell'Abbazia di San Salvatore. Sul suo territorio si afferma presto la dinastia feudataria degli Aldobrandeschi, che ne ottiene la concessione a partire dal 964, grazie al privilegio concesso dall'imperatore teutonico Ottone I. In generale la famiglia si afferma su tutti i comuni della montagna grossetana.
Agli Aldobranedeschi si deve la costruzione della fortezza di Arcidosso, iniziata con tutta probabilità nel X secolo ma documentata solo a partire dal 1121. Per il possesso del castello i nobili feudatari dovranno combattere lunghe battaglie contro l'Abbazia di San Salvatore, la Repubblica di Siena e, a volte, anche contro i suoi stessi abitanti. Già dal 1188, infatti, il borgo di Arcidosso è ampiamente sviluppato e sono presenti ben tre chiese: quella di San Niccolò, quella di San Leonardo e quella di Sant'Andrea.
Dopo un lungo assedio perpetrato da Guido Riccio da Fogliano, il castello cade definitivamente in mano senese, nel 1331. La comunità di Arcidosso si inserisce quindi nel tessuto politico-sociale della repubblica di Siena, fino al 1559, anno della sua annessione al Granducato di Toscana. Con l'avvento dei Medici e la pacificazione dell'area di Grosseto, le funzioni militari del castello vengono meno. La rocca è riadattata quindi a sede amministrativa, ospitando il vicariato ed il capitanato di giustizia. Con il riordino territoriale voluto da Pietro Leopoldo di Lorena, nel 1776, Arcidosso diventa anche sede di podesteria.